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Ci siamo lasciati rilevando i mali estremi dell’attuale assetto istituzionale del Lazio.

Sostanzialmente Roma metropolitana nasce senza superare la dimensione autarchica (si vota solo a Roma) ed il resto della provincia diventa un’appendice. In una nuova entità istituzionale non è ammissibile che ci siano cittadini di seria A che concorrono in maniera diretta alla elezione dell’assemblea mentre gli altri di serie B restano alla finestra con un peso politico del tutto marginale.

Ma la crisi è anche più profonda se un candidato a sindaco del PD a Roma, l’on. Morassut non avesse ripescato la sua proposta di legge su Roma città-regione come molte altre capitali europee, ma per liberarsi del peso(?) delle province non ipotizzasse il loro distacco in favore delle regioni limitrofe, con l’enormità dell’accorpamento del Lazio meridionale alla già congestionata Campania.

Il vincitore delle primarie PD a sindaco di Roma, l’on. Giachetti ha glissato sulla proposta-Morassut ma il problema resta. Si aggiunga il vuoto lasciato dalla ormai prossima soppressione delle Province, la qualcosa, al di là della struttura che assumeranno le aree vaste, non legittimate dalla elezione diretta, rischia un confronto tra una Roma prevaricante e gli altri capoluoghi di Provincia con l’ulteriore desertificazione del Lazio composto prevalentemente da comuni medio e piccoli non in grado di esercitare le deleghe e perciò con l’esigenza di essere rappresentati nell’assemblea regionale, mutuando sia per Roma metropolitana che per l’intero Lazio l’adozione almeno dell’uninominale proporzionale con premio di maggioranza già vigente nelle Province. Il ruolo che giocherà Latina è decisivo se avrà la determinazione necessaria per rilegittimare la regione o in alternativa, come prevede la Costituzione quando si supera un milione di abitanti (Latina-Frosinone), promuovere il referendum per una regione autonoma medio tirrenica.