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La vittoria di Macron è ossigeno per un’Europa boccheggiante sull’orlo della deriva sovranista.

E’ stato giustamente detto che Macron ha vinto ed ora resta il compito più difficile convincere i francesi e l’intera Europa. Le premesse programmatiche ci sono, enunciate con chiarezza senza ambiguità specie per quanto riguarda la fede nell’Europa e nella sua volontà di rinnovarsi nelle istituzioni e nei suoi obbiettivi. Nelle istituzioni per far sentire cittadini europei tutti i suoi abitanti ed accorciare le distanze che li separano dagli organi comunitari; negli obbiettivi a cominciare dalla sicurezza interna ed esterna che postula tra l’altro una comune difesa europea, il sogno di De Gasperi che se lo vide nel 1954 bocciare proprio dalla Francia gollista. Strettamente connesso l’impegno europeista per fronteggiare un fenomeno di lungo periodo come lo tsunami migratorio. A questo punto entra in gioco una valutazione dell’esaltato asse franco-tedesco che Macron ha rilanciato con forza come portante per un rilancio del ruolo dell’Europa. Nessun rilievo ha dato la stampa al ruolo strategico che la Francia è chiamata ad assolvere nei confronti del ruolo potenzialmente disgregatore che può rappresentare la politica di Trump rispetto ad un’Europa economicamente molto competitiva.

Macron ha saputo trasmettere questa nuova espressione di grandeur francese nel nuovo equilibrio tra le potenze rafforzando la carta europea indebolita dalla Brexit. La celebrazione della sua vittoria dinnanzi al Louvre è la rivendicazione del patrimonio culturale come fonte prima della creatività in tutti i campi, così come la precedenza accordata all’inno alla gioia dell’Europa rispetto alla Marsigliese sottolinea contro le tentazioni nazionaliste che c’è una nuova grande patria europea che tutte le altre comprende e tutela. Sono stati sollevati dubbi e perplessità sull’asse franco-tedesco che potrebbe relegare in seconda fila l’Italia ma mi pare di poter dire che è interesse francese farsi carico di uno stretto raccordo tra i Paesi del Mediterraneo bilanciando il peso del nord e dell’est Europa verso i quali è decisiva la mediazione tedesca. Rispetto a questi scenari suscita apprensione per l’oggi ed ancor più per il domani un possibile avvitamento dell’Italia su se stessa tornando alla fragilità del sistema politico frammentato della prima Repubblica. Un compito immane attende il PD a tutt’oggi il pilastro portante del sistema politico italiano. Qui un Macron è istituzionalmente impossibile che possa nascere e se è vera la frase “datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il mondo” bisogna individuare qual è il punto di ancoraggio per evitare la deriva proporzionalista. Se non si vola alto si va a sbattere contro gli scogli di una navigazione difficile ben oltre le difficoltà istituzionali perché è la situazione economica e sociale che richiede risposte appropriate di lungo periodo e non occasionali. Tra queste risposte torna cruciale la domanda di quali siano i binari istituzionali e politici che possono garantirci per il futuro che la vita democratica non deraglierà.