Seleziona una pagina

Come si farebbe a non riconoscere partito pensoso della nazione e non il vecchio stereotipo del partito delle annessioni, a chi si facesse carico, in un sistema ormai tripolare, in via prioritaria della governabilità del Paese se non si vuole in via definitiva reggere il fanalino di coda della nuova Europa da costruire? All’annessioni mancate ed alle scissioni avvenute, espressioni più o meno consapevoli di un rigetto, occorre contrapporre un progetto di inclusione democratica generale secondo linee strategiche che non lascino dubbi anche se perseguite con piccoli passi. Tali erano le caratteristiche prevalenti del pacchetto di riforme costituzionali che con la fine del bicameralismo paritario ed il riordino delle competenze tra Stato e Regioni avrebbero consentito al vincitore di avere la disponibilità di istituzioni governanti e governabili. Governabilità nel quadro imprescindibile di un’Europa da cambiare dal di dentro con la risolutezza di confini ineludibili, da scelta degasperiana rivolta a raccordare tutte le forze( a suo tempo democratiche anticomuniste) che si oppongono alle derive sovraniste suicide in una competizione mondiale tra grandi potenze. Ne discende che sono dannose tutte le convenzioni ad excludendum (innalzamento delle soglie) e che per accedere al 40% che fa scattare il premio di maggioranza non c’è altra strada agibile delle coalizioni ( con pari dignità per le forze centriste non inclini a compromessi) disponibili anche ad un abbassamento del quorum dal 33  al 35% quale sarebbe richiesto per la governabilità da un sistema tripolare. Allora sì sarebbe credibile, per aver tentato di tutto, l’immancabile appello al voto utile rivolto ad attingere al serbatoio dell’astensionismo.