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Tre cavalieri contro l’apocalisse?

Manco a dirlo l’apocalisse da evitare è il ritorno al proporzionale con le sue conseguenze in un sistema ormai tripolare: la difficoltà di fare un governo omogeneo, l’instabilità, il ritorno alle urne come in Spagna a più riprese ed altro che ripresa economica diventare il bersaglio grosso della speculazione perennemente in agguato.

Su questo orizzonte si gioca la partita più difficile, quella della riforma elettorale e non basta certo avere innalzato la bandiera del ritorno al Mattarellum ed anche oltre all’uninominale all’inglese. Sarebbe la falcidie dei partiti minori, vecchi e nuovi, molti dei quali essenziali per la consistenza dei tre poli concorrenti. Non si può dire che il confronto interno tra i tre candidati, Renzi, Orlando ed Emiliano, sia stato ricco di indicazioni anche se la prudenza è d’obbligo per la liquidità dei  maggiori concorrenti.

Se infatti il PD ha le sue gatte da pelare sulla sua sinistra, la cui unica voce responsabile pare quella di Pisapia-Boldrini, il Centrodestra ha problemi di linea e di leadership come mai in passato ed infine si fa strada nel M5stelle la consapevolezza che senza la stampella degli alleati (ma quali?) il movimento si condanna all’opposizione ancora per anni.

Tornando ai tre cavalieri del PD c’è da dire che i loro connotati sembrano sfumati rispetto ai ruoli che potrebbero ricoprire. Per Renzi la prova di solidarietà e di orgoglio della maggioranza del partito non esime da un più approfondito esame degli errori compiuti anche se, a mio avviso, per alcune intuizioni ed innovazioni merita la riconferma a Segretario. Uno come me che ha avuto esperienze nella I Repubblica potrebbe sintetizzare il suo giudizio con la frase: l’ingratitudine anche in politica non paga! E’ un dato di fatto che Renzi sia stato carente nei rapporti con Bersani non solo come persona ma come debito politico. Che ne sarebbe stato della maggioranza alla Camera senza la scelta di Bersani dell’alleanza con SEL? Ed ancora lo stesso discorso vale nei confronti di Letta che gli ha consegnato, dopo averla perseguita con tenacia, la maggioranza di governo affrancata dai condizionamenti di Berlusconi, primo fra tutti la pretesa di un salvacondotto giudiziario per sottrarsi alla legge Severino da lui stesso votata?

L’occasione di sdebitarsi nei confronti di Letta c’era stata e come e Renzi l’ha perduta con un duplice danno. Optando per la carica UE di ministro degli esteri e facendo nominare la Mogherini, appena di prima nomina in Italia, ha letteralmente schiaffeggiato D’Alema che da anni, con ampio credito acquisito sul campo,si era defilato dal piano interno per assumere una caratura europea ed internazionale sottolineata dall’appartenere finalmente, grazie a Renzi, alla grande famiglia socialista e progressista d’Europa. Ho parlato di doppio errore perché per un Paese con i problemi economici e finanziari come l’Italia, era molto più opportuno acquisire un commissario a valenza economica a far da sponda con Draghi che lasciare tutto il settore in mano ai tedeschi ed alla loro conclamata linea di austerità.

Senza andare a svegliare il can che dorme di D’Alema, con la scelta di Letta, oltre a ricoprire con autorevolezza l’incarico europeo, avrebbe tacitato i malumori sollevati dalla successione a Letta più volte “tranquillizzato”. Per quanto riguarda Orlando due sono i profili che rendono produttiva la sua candidatura. Il primo è quello di rappresentare per la base di sinistra del partito una personalità di riferimento competitiva rispetto ai leader scissionisti e poi perché la tenace opera per la riforma del codice penale e per il miglioramento delle condizioni carcerarie garantirebbe, a parere degli esperti favorendo gli investimenti stranieri, un aumento del PIL nell’ordine di 2 punti percentuali. Infine Emiliano, una clamorosa occasione perduta per chi guida una regione dinamica, seppur con luci ed ombre, come la Puglia , di non farsi tentare dal populismo di De Magistris, ma diventare espressione propositiva del malessere più profondo del nostro Paese, dell’handicap di cui soffre per correre alla pari con i Paesi europei più avanzati, avere nel suo seno nel profondo sud non una ma più Grecie, peraltro sul fronte incandescente dell’immigrazione, in attesa di riscatto grazie ad un’operante solidarietà nazionale ed europea.