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Non conosco personalmente Stefano Parisi ma ne ho apprezzato la bussola della coerenza. La sua ispirazione liberaldemocratica e popolare è saldamente radicata nel PPE, non incline a compromessi sui connotati ideali delle sue radici europeiste.

Quello che ha fatto scattare la mia simpatia verso la sua piattaforma politica è stata la concreta proposta di ricondurre l’ansia di rinnovamento in quello spirito costituente che ha fatto da argine a tutte le prove più difficili, dal passaggio dalla Monarchia alla Repubblica alla sfida terroristica. La sollecitazione rinnovata  nell’eloquente titolo dell’intervista su La Stampa “Una Costituente per fare le riforme” è musica per le mie orecchie avendone fatta esplicita richiesta a Veltroni in abbinamento con le precedenti Europee, come testimoniato dal mio libro intervista “Il testimone da Moro e Ruffilli, la”democrazia matura” auspicata da Moro ed” il cittadino arbitro non solo della rappresentanza ma dello stesso governo”, la soluzione indicata da Ruffilli per porre fine alla liquidità trasformistica dei partiti espressione della liquidità della società, oggi rappresentata al più alto livello di consenso dal M5stelle.

Il ricorso alla Costituente non era e non è una fuga in avanti ma frutto di  un’amara constatazione:  il prevalere degli interessi e degli equilibri contingenti sull’adeguamento alle nuove sfide della casa comune di tutti gli italiani a partire dal diritto di tribuna delle nuove espressioni politiche alla garanzia di stabilità nell’azione di governo senza scaricare sugli altri le proprie responsabilità.

E’ vero che da parte di qualcuno si arriva a ipotizzare che c’è tempo sufficiente per varare una riforma costituzionale limitatamente ad alcuni punti ma è realistico pensare di consentire la rivincita di Renzi sui punti più qualificanti della riforma bocciata, riconoscendo che il suo gradualismo con le forze disponibili, le stesse ancora in campo, era una politica dei piccoli passi e non lo stravolgimento temuto? Non è più fattibile ed onesto ricorrere ad un’Assemblea costituente da eleggere insieme con le elezioni nazionali, rispondendo alle attese di tutti gli italiani, evitando  la sterilità di una legislatura, da tutti reclamata come costituente e proprio per questo ingenerando un senso di impotenza dell’intero sistema politico? Caro Parisi, l’elezione a Presidente del Parlamento europeo di Tajani da parte di una maggioranza democristiana-liberaldemocratica stronca le ambizioni di Salvini ed al suo tentativo di assumere la guida del centrodestra con elezioni immediate sull’onda trumpiana.

La cucitura del centrodestra, come da te ipotizzato, ha come terreno ideale proprio quello istituzionale non senza coniugarlo con la riforma elettorale ma senza un partito che faccia da asso pigliatutto come ipotizzato con equilibri politici tramontati. L’alternativa è la scissione della destra e con 4 protagonisti politici altro che accelerazione dei tempi di decisione, la paralisi spagnola sarebbe dietro l’angolo, unico rimedio l’intuizione di Renzi del ricorso al ballottaggio per sapere con certezza di chi sarà la responsabilità del governo.